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Regione autònoma de sa Sardigna regione autonoma a statuto speciale |
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| Stato: |
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| Zona: | Italia insulare |
| Capoluogo: | Cagliari |
| Superficie: | 24.090 km² |
| Abitanti: | 1.643.096 |
| Densità: | 68 ab./km² |
| Province: | Cagliari, Carbonia-Iglesias , Medio Campidano , Nuoro, Ogliastra , Olbia-Tempio, Oristano, Sassari |
| Comuni: | Elenco dei 377 comuni |
| Presidente: | Renato Soru dal 4.4.05 |
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La Sardegna, (Sardigna o Sardinnia in Sardo), è un'isola ed una regione autonoma a statuto speciale della Repubblica Italiana.
Il riconoscimento della specialità statutaria, sancito nella Costituzione del 1948, garantisce alle istituzioni regionali una larga autonomia amministrativa e culturale. Infatti, unitamente alla Corsica, l'Isola è depositaria di una millenaria cultura autoctona, con singolari peculiarità etniche e linguistiche, che nel contesto storico e culturale italiano, è prettamente considerata un'area a sè stante. Situata al centro del Mediterraneo occidentale, l'accentuata insularità è stata il fattore predominante che ha contribuito a differenziarla dalle altre Regioni d'Italia, anche se, già dall'antichità, esistevano continui rapporti commerciali con il continente, principalmente verso il Lazio e la Toscana.
In epoca moderna, molti viaggiatori e scrittori hanno esaltato nelle loro opere le bellezze incomparabili dell'Isola, immerse in un ambiente in gran parte incontaminato, che ospita un paesaggio botanico e faunistico con specie uniche al mondo, e nel quale si trovano poi le vestigia del misterioso periodo nuragico, di quello fenicio e punico, di quello romano. Lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, nel suo pellegrinare all'interno delle Barbagie, scriveva meravigliato nel suo diario di viaggio: «..questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo...».
Il nome Sardegna deriva da quello dei suoi antichi abitatori: i Sardi. Ben conosciuta nell'antichità sia dai Fenici che dai Greci, fu da questi ultimi chiamata Hyknusa che significa impronta, sicuramente perchè nella sua forma, ravvisavano l'orma di un piede umano. I Latini invece la chiamarono Sandalion, cioè sandalo.
Indice |
La storia geologica della Sardegna, insieme a quella della Corsica - sua isola gemella - si originò circa 100 milioni di anni fa, attraverso gli spostamenti e gli scontri tra la grande placca africana, quella eurasiatica e quella nord-atlantica.
Tra 35 e 13 milioni di anni fa, questi fenomeni crearono una profonda frattura che correva lungo tutta la costa che attualmente va dalla Catalogna alla Liguria.
I relativi lati rocciosi, originati da questa frattura, sono ancora visibili tra i graniti cristallini che affiorano oggi in Provenza, nel massiccio dell'Esterel - tra Cannes e Frejus - e poi, oltre il Mare di Sardegna, sulla costa sud-occidentale còrsa e su quella nord e nord-occidentale sarda.
Lungo questa spaccatura, circa 30 milioni di anni fa, si originò il distacco di una micro-placca che comprendeva a Nord-Est le attuali Sardegna e Corsica, e più a Sud-Ovest - il complesso delle isole Baleari.
Conseguentemente la rotazione della placca sardo-corsa in senso antiorario, nel suo progredire, determinò il sollevamento dal mare della catena degli Appennini e delle Alpi Apuane.
Furono queste le cause che portarono a migrare la Sardegna e la Corsica dalla parte continentale.
Esse raggiunsero la loro posizione attuale circa 6-7 milioni di anni fa e al fenomeno della migrazione, si aggiunse più tardi la tensione di apertura del Mar Tirreno, che creò conseguentemente la conformazione orientale tra le due isole e la penisola italiana.
La Sardegna è, per estensione, la seconda isola italiana e dista circa 180 Km dalle coste della penisola - dalla quale è separata per mezzo del Mar Tirreno - mentre il Canale di Sardegna la divide dalle coste tunisine, che si trovano 190 Km circa più a Sud.
A Nord - Per 11 Km - le bocche di Bonifacio la separano dalla Corsica e il Mar di Sardegna, ad Ovest, dalla penisola iberica e dalle isole Baleari.
La sua superficie è di 24.090 Kmq e gli abitanti sono circa 1,64 milioni, pari ad una densità di 68 abitanti per Kmq.
Più dell'80% del territorio è formato da colline per il 68% - e da montagne per il 13,5%.
Queste, formate da rocce antichissime e livellate da un lento ma continuo processo di erosione, presentano forme arrotondate e culminano nella parte centrale dell' Isola con Punta La Marmora a 1.834 m. s.l.m, nel massiccio del Gennargentu.
Da Nord, si distinguono i monti di Limbara-(1.326m), i Monti di Alà - (1.090 m), il Monte Albo -(1.127 m), il Supramonte con le Dolomiti di Oliena - (1.463 m).
Verso Sud i monti dell' Iglesiente digradano verso il mare con minori altitudini.
Le zone pianeggianti sono il 18,5% del territorio; la più estesa è quella del Campidano che separa i rilievi centro settentrionali dai monti dell' Iglesiente, mentre la piana della Nurra si trova nella parte nord-occidentale verso la città di Sassari.
I fiumi hanno carattere torrentizio e i più importanti sono sbarrati da imponenti dighe che formano ampi laghi artificiali, utilizzati principalmente per irrigare i campi, tra questi il bacino del lago Omodeo, il più vasto d'Italia.
Seguono poi il bacino del Flumendosa, del Coghinas, del Posada.
I fiumi più importanti sono il Tirso, il Flumendosa, il Coghinas, il Flumini-Mannu, il Cedrino.
L'unico lago naturale è il lago di Baratz, a nord di Alghero.
Le coste, per complessivi 2.400 Km, sono alte, rocciose e con piccole insenature che a nord-est diventano profonde e s'incuneano nelle valli (rias).
Litorali bassi, sabbiosi e talvolta paludosi si trovano nella parte meridionale ed occidentale: sono gli stagni costieri, zone umide molto importanti dal punto di vista ecologico.
Le coste articolano nei golfi dell'Asinara a nord, di Orosei a est, di Cagliari a sud e di Oristano ad Ovest.
È circondata da molte isole ed isolette, tra le quali: l'isola dell'Asinara, San Pietro, Sant'Antioco, l'isola di Tavolara, l'arcipelago della Maddalena con Caprera.
Le citta più importanti, oltre al capoluogo Cagliari, sono: Sassari, Oristano, Nuoro, Olbia, Alghero, Carbonia, Iglesias, Tempio Pausania e Lanusei.
Il clima è condizionato dai venti, soprattutto il Maestrale, e anche condizionato dalla vicinanza del mare.
Per questo abbiamo un clima nelle zone costiere, in inverno è tiepido, nell'interno è più rigido. L'estati sono calde e secche.
Le prime tracce della presenza umana in Sardegna, sono le selci, ritrovate nel sassarese, scheggiate in un periodo compreso tra i 500.000 e i 100.000 anni fa per costruire utensili.
Per trovare l'uomo più evoluto bisogna risalire a 14.000 anni a.C.: gli scavi della grotta di Corbeddu, a Oliena, oltre che a delle pietre sbozzate, hanno restituito anche fossili umani.
Le testimonianze dell'uomo Neolitico - (6.000 - 2.700 a.C.) - sono ben numerose: i neolitici più antichi incidevano le loro ceramiche con il bordo di una conchiglia, il cardium edule, e la cultura cardiale si sviluppò fino a 4.500 a.C.
La successiva cultura di Bonu-Ighinu durò fino al 3.500 a.C. circa, mentre l'ultimo periodo è caratterizzato dalla cultura di San Michele che giunse fino al 2.700 a.C.
I neolitici sardi vivevano all'aperto e in grotte, allevavano bestiame, utilizzavano strumenti in selce ed in ossidiana, coltivavano cereali, cacciavano e pescavano.
Conoscevano la tessitura, scolpivano statuine stilizzate raffiguranti la Dea Madre, accentuando le forme del seno e del bacino, costruivano ciottole e vasi decorati in vario modo.
Si svilupparono in quel periodo due forme di architettura funeraria: da una parte strutture megalitiche come dolmens e menhirs (pedras fittas), dall'altro le domus de janas (casa delle fate), tombe scavate nella roccia che riproducevano l'intera struttura abitativa e nelle quali venivano seppelliti i morti, colorando con ocra rossa il pavimento, le pareti della tomba ed anche il corpo del defunto.
Nella fase finale del periodo neolitico (fino al 1.600 a.C.) si succedono altre due culture ceramiche (di Ozieri - Monte Claro- e di Bonnanaro), inizia la lavorazione dei metalli: prima il rame, poi il bronzo.
| Per approfondire, vedi la voce Storia della Sardegna preistorica. |
Più di 7.000 nuraghi, (8.000 secondo altre fonti), uno ogni 4 Kmq, centinaia di villaggi e tombe megalitiche, sono la testimonianza di una delle civiltà mediterranee più misteriose, al punto che anche le interpretazioni più avanzate sulla funzione delle torri nuragiche, sulla vita e sulla strudtura soCiale di questo popolo, mancano di riscontri archeologici certi.
Ma allora, i nuragici, i costruttori di torri (Tyrrhenoi - come li chiamavano i Greci), chi erano?
Dalle testimonianze delle antiche genti con cui interagivano, sicuramente erano un popolo di guerrieri e di naviganti, di pastori e di contadini, suddiviso in piccoli nuclei tribali (clan).
Andavano per mare, commerciavano con Micene, con i Fenici, con gli Etruschi.
Furono i padroni assuluti della Sardegna per circa 800 anni, (dal 1.500 al 700 a.C.), su un territorio allora richissimo di boschi, di acque, di fertili valli.
Il nuraghe era il centro della vita sociale delle tribù, ma oltre alle torri, altre strutture megalitiche caratterizzavano la civiltà nuragica: le tombe dei giganti (luoghi di sepoltura) e i pozzi sacri (luoghi di culto).
Le enormi stele centrali delle tombe dei giganti (molte superano i 4 m di altezza) e la straordinaria precisione costruttiva dei pozzi sacri, dimostrano la complessità e la raffinatezza raggiunta da questa civiltà.
Anche la produzione di bronzetti, con raffigurazioni a volte realistiche, a volte immaginarie, aggiunge fascino al mistero dei nuragici, mistero destinato sicuramente a durare ancora per la mancanza di un elemento fondamentale per decifrare le antiche civiltà: la scrittura.
Poi furono sconfitti da Cartagine e da Roma.
A quel punto la Sardegna si è divisa.
Nelle valli e sulla costa ha trionfato la civiltà dei vincitori, in montagna e nelle zone impervie, mai romanizzate (la Barbagia), la cultura nuragica ha resistito tramandandosi nei secoli: per la sua originalità e per i suoi misteri è quella che più di ogni altra simboleggia la Sardegna.
| Per approfondire, vedi le voci Civiltà nuragica e Nuraghe. |
La civilta nuragica abbraccia un periodo di tempo che va dalla prima Età del Bronzo - (dal 1.700 a.C.) - al II sec. d.C., ormai in piena epoca romana; ha convissuto con altre culture estranee all'Isola, come quella fenicia, quella punica e quella romana.
Le torri nuragiche sono i monumenti più rappresentativi di quella civiltà e quanto alla loro effettiva funzione, se ne discute da almeno cinque secoli: c'è chi li ha visti come tombe monumentali e chi come case di giganti, chi fortezze, forni per la fusione di metalli, prigioni e chi templi di culto del sole.
Un contributo rivitalizzante allo studio di tale civiltà è di recente giunto da una teoria (del giornalista Sergio Frau) che sta avendo autorevoli riscontri e che vedrebbe nella civiltà nuragica l'origine storica del mito di Atlantide.
Altre ipotesi descrivono le strutture megalitiche come osservatori astronomici: le torri sarebbero disposte secondo precise regole astronomiche, ed erano utilizzate per la misura del tempo.
Secondo altri, i nuraghi e le tombe dei giganti sono costruiti e ubicati in base a regole che derivano dalla conoscenza del magnetismo e della rabdomanzia.
Come i Celti nelle isole britanniche, anche i Sardi costruirono circoli megalittici - (anelli di pietre conficcati nel terreno), orientati verso i punti dell'orizzonte in cui sorgevano il Sole, la Luna, Venere e la Croce del Sud: alcuni sostengono che a quei tempi la Sardegna fu la grande isola sacra del Mediterraneo.
| Per approfondire, vedi la voce popoli del mare. |
Situata strategicamente al centro del mar Mediterraneo occidentale, la Sardegna fu, sin dagli albori della civiltà umana, un attracco obbligato per quanti navigavano da una sponda all'altra del "mare nostrum", in cerca di materie prime e di nuovi sbocchi commerciali.
Il suo territorio, ricco di boschi, di acque e di importanti minerali, fu luogo di insediamenti importanti, e gli approdi naturali lungo le sue coste, si rivelarono essenziali per le navi che transitavano verso rotte dirette su altri porti.
Fu così che nella sua millenaria storia, ha saputo trarre vantaggio sia del proprio isolamento, che ha consentito lo svilupparsi dell'incredibile e misteriosa civiltà nuragica, sia della propria posizione strategica, ostacolo in aggirabile nella rete degli antichi percorsi.
Il risultato è che nel suo antico bagaglio storico, si trovano segni di solide culture indigene, sviluppatesi praticamente immutate nel corso dei secoli, così come i segni delle maggiori potenze coloniali antiche.
Sono ricche le testimonianze di queste presenze, disseminate dappertutto lungo l'intera Isola.
Quando arrivarono i Fenici, tra il IX° e il VIII° secolo a.C., in Sardegna si contavano circa 8000 nuraghi, dalle semplici torri di avvistamento - (avamposti ai confini dei territori dei singoli clan) - ai castelli veri e propri, con annessi villaggi di capanne (come il nuraghe Santu Antine di Torralba).
I Sardi delle zone costiere occupate pian piano collaborarono con i nuovi venuti, mentre quelli rimasti indipendenti sulle montagne, abbandonato l'iniziale atteggiamento ostile, divennero federati e più tardi anche alleati dei Punici contro l'espansione di Roma.
I Fenici si insediarono soprattutto lungo la costa occidentale ed ancora oggi la loro presenza è ben visibile, nonostante le successive sovrapposizioni romane.
L'insediamento più spettacolare è Nora, uno dei loro maggiori scali ed allora una delle prime città dell'Isola: si possono ammirare ancora ben conservati un' insieme di resti fenici (la necropoli, il tempio di Tanit) e romani (il teatro, il foro, le terme, edifici civili e religiosi).
| Per approfondire, vedi le voci Storia della Sardegna fenicia e cartaginese e Trattati Roma-Cartagine. |
Dopo la caduta della potenza fenicia e dopo un periodo di convivenza tra le due potenze di allora - Cartagine e Roma - dopo due guerre puniche, i Romani si impossessarono definitivamente dell'Isola nel 214 a.C..
Anche per loro, dopo un iniziale periodo di difficile convivenza con i Sardi e con i Sardo-punici, seguì una graduale integrazione.
Quelli che furono prosperi centri fenici, come Karalis, Sulci, Nora, Bithia, Tharros, Neapolis, continuarono la loro esistenza romanizzandosi velocemente.
Cagliari (Karalis) divenne la capitale della nuova provincia, e fu arricchita da molti monumenti, tra i quali l' anfiteatro, utilizzato tutt'ora.
Dall'altra parte dell'isola, Turris Libisonis (Porto Torres) fu il centro più importante della parte settentrionale, ed una lunga strada la univa al capoluogo (A Karalibus Turrem), attraversando la fertile pianura campidanese.
Situata nel mezzo del percorso, si trovava Forum Traiani (Fordongianus), altro importante centro, abbellito nel I° secolo d.C., da lussuose terme.
La Sardegna divenne un importante granaio di Roma, secondo solo all' Egitto, e prosperò per quattro secoli sotto la sua egemonia, segnandola indelebilmente, fino alla caduta dell' Impero.
| Per approfondire, vedi le voci Storia della Sardegna romana e Guerre puniche. |
Alla caduta dell'impero romano, la Sardegna fu occupata dai Vandali che mantennero sull' isola un presidio militare per circa ottant'anni, fino alla presa di potere dei Bizantini nel 534 d.C.
Con loro al potere, le strutture sociali non subirono profonde trasformazioni se non in campo religioso, dove per opera di Gregorio Magno, si giunse alla completa conversione dei Sardi al Cristianesimo.
La nuova religione non trasformò però subito il carattere degli abitanti delle Barbagie che continuarono a restare isolati nelle montagne e a scendere nelle pianure, secondo antiche consuetudini, per commettere scorrerie e rapine.
Pian piano il bizantinismo esercitò il suo influsso nella cultura e nell'arte isolana e creò un forte legame con Bisanzio, che servì sicuramente ad impedire l'occupazione longobarda.
Ma fu soprattutto in campo religioso che si sentì la sua presenza, con la costruzione di chiese a croce greca, a cupola emisferica, secondo il modello di Santa Sofia a Costantinopoli, con chiese a pianta quadrata, e con l'introduzione nell'isola del rito bizantino insieme a tradizioni e consuetudini fino ad allora sconosciute.
Si affermò in quel periodo il culto dell'imperatore Costantino, in onore del quale si tiene tuttora a Sedilo la cavalcata detta s' Ardia, che ricorda le corse dell'ippodromo di Bisanzio.
Per approfondire, vedi la voce Storia della Sardegna bizantina.
A partire dall'VIII° secolo, gli Arabi iniziarono scorrerie sempre più frequenti, alle quali i Sardi, ritiratisi i Bizantini, dovettero far fronte solo con le loro forze.
Inizia allora il periodo dei Giudicati, una forma originale di governo che durò per i successivi 500 anni.
I quattro giudicati erano quelli di Torres-Logudoro, di Cagliari, di Gallura e di Arborea, ed erano retti da un giudice con potere sovrano. Amministravano un territorio, chiamato logu, suddiviso in curatorie formate da più villaggi, retti da capi chiamati majori.
Parte dello sfruttamento del territori, come anche l'agricoltura, veniva gestita in modo collettivo.
L'aiuto portato alla Sardegna contro gli Arabi da parte delle flotte genovese e pisana, ebbero come conseguenza un crescente influsso delle due Repubbliche marinare.
Rimase completamente autonomo il giudicato d'Arborea nel quale, nel 1395, il giudice Eleonora d'Arborea emanò la Carta De Logu, un insieme di leggi rimasto in vigore fino al 1827.
Per approfondire, vedi le voci Storia della Sardegna dei Giudicati, Eleonora d'Arborea e Carta De Logu.
Il periodo che va dagli inizi del XIV° secolo a circa la metà del secolo successivo, rappresenta per la civiltà occidentale un periodo di transizione dal medio evo all' età moderna: la società si svincola dai miti e dalle tradizioni mediovali e si avvia verso il Rinascimento.
Purtroppo, questi cambiamenti non si riscontrano in Sardegna: quel periodo corrisponde infatti all'occupazione aragonese (ebbe inizio nel 1323 - 1324), ed è considerato da molti come il peggiore di tutta la storia dell'isola, il cammino verso l'età moderna viene bruscamente interrotto e tutta la società isolana regredì verso un nuovo e più buio medio evo.
Le maggiori cause furono viste nel regime di privilegio, di angherie e di monopolio esclusivo di ogni potere, instaurato a proprio favore dai Catalano-aragonesi.
Una testimonianza evidente della situazione creatasi, è fornita dagli stessi Catalani, che ancora nel 1481 e nel 1511, in pieno Parlamento, chiedevano al re la conferma in blocco degli antichi privilegi, ricordando che erano stati concessi per tenir appretada e sotmesa la naciò sarda (mantenere bisognosa e sottomessa la nazione sarda).
Con il dispotismo e la confisca di tutte le ricchezze, si arrestò bruscamente il processo di rinnovamento economico, culturale e sociale che i Genovesi, i Pisani e la Chiesa stessa, con i suoi ordini monastici, avevano suscitato nei primi tre secoli dopo l' anno Mille.
Per approfondire, vedi la voce Storia della Sardegna aragonese.
Il Regnum Sardiniae et Corsicae, ebbe inizio nel 1297, quando Papa Bonifacio VIII, lo istitui per dirimere le contesa tra Angioini e Aragonesi circa il regno di Sicilia (che aveva scatenato i moti popolari passati poi alla storia come Vespri siciliani).
Il Regno faceva parte del variegato complesso di stati che formavano la Corona d'Aragona e, dal 1479 in poi, la Corona di Spagna.
In seguito agli aggiustamenti territoriali seguiti alla guerra di successione spagnola - finita nel 1713 - per un brevissimo periodo, tra il 1713 ed il 1718, l'Isola passò agli austriaci che la cedettero poi al duca di Savoia, Vittorio Amedeo II, ottenendo così il relativo Titolo regio.
Per più di cento anni mantenne lo status di regno autonomo, fino al 1847, quando fu pienamente integrata nell'amministrazione piemontese.
In quel periodo varie riforme provocarono forti cambiamenti nell'assetto del territorio: l' editto delle chiudende (..tancas serradas a muru..) introdusse la proprietà privata, ponendo fine alla gestione collettiva dei terreni e determinando forti malumori e rivolte.
Il regno di Sardegna fu poi la culla del Risorgimento italiano e, insieme a Piemontesi e Savoiardi, i Sardi contribuirono non poco all'unificazione italiana.
Per approfondire, vedi la voce Regno di Sardegna.
Sono presenti tra i Sardi (lo stesso vale per i Corsi, che con i Sardi sono un tutt'uno), particolari caratteristiche somato-psichiche sviluppatesi attraverso le note vicende preistoriche e storiche, dovute all'insularità, alla consanguineità ed a costumi ed usi propri.
La popolazione sarda appartiene ad un gruppo mediterraneo nel quale sia l'isolamento millenario, sia le difficili condizioni ambientali - dovute a malattie come la malaria - hanno generato particolari caratteristiche antropologiche che differenziano tale gruppo non solo dagli altri europei, ma da quelli stessi mediterranei, ad eccezione dei Baschi, i quali, insieme ai Sardi, sono tra le popolazioni più omogenee d'Europa, nonostante le dominazioni succedutesi nel corso dei secoli.
Ma tale omogeneità non è comunque la stessa su tutto il territorio dell'Isola.
Si possono osservare infatti due lievi varianti: quella settentrionale e quella centro meridionale.
Nell'apparente omogeneità dunque, si caratterizzano un certo numero di gruppi, in ognuno dei quali gli individui che li compongono presentano una frequenza di caratteri ereditari ed ambientali simili.
Tale differenza risale all'epoca neolitica (circa 5.000 anni fa) ed è continuata nell' eneolitico e nel periodo nuragico.
Su una popolazione mediterranea, ma pre-indoeuropea per la lingua (come è stato dimostrato dal glottologo L. Wagner), si sono avute infiltrazioni provenienti dall' Eurasia.
I Protosardi hanno lasciato una chiara eredità genetica che si riscontra nelle caratteristiche antropologiche e sociali delle attuali popolazioni sarde, tra le quali:
Per approfondire, vedi la voce L'eredità genetica dei Sardi
Vari ricercatori di diverse università del mondo, nell' ottobre 2004, si sono recati in Sardegna per studiare una particolare peculiarità sarda.
E stato constatato infatti nell'Isola un numero elevato di uomini ultracentenari, fatto assai insolito altrove visto che sono generalmente le donne che facilmente arrivano ad età molto avanzata.
Sono state proposte molte ipotesi, come la qualità dell'aria respirata o un particolare regime alimentare, ma principalmente gli studiosi sono interessati ad analizzare particolari fattori genetici, presenti tra la popolazione sarda, fattori che interagirebbero poi con le ipotesi prima accennate.
Ai tempi di Giulio Cesare, un cittadino romano, prima di partire per un breve viaggio, avrebbe molto probabilmente chiesto alla moglie di preparargli una bisaccia dicendo: «...pone mihi tres panes in bertula... »; esattamente la stessa frase è attualmente ancora utilizzata in sardo per chiedere la stessa cosa.
Il sardo è infatti la lingua neo-latina che più di tutte contiene frasi ancora interamente latine.
Parlata ovunque nell'isola, è frammentata in una certa quantità di dialetti (ne sono stati individuate 67 varietà interne).
Sono unanimemente riconosciute dai glottologi due macro-varianti (gruppi) non ancora unificate:
I dialetti gallurese e sassarese, di tipo còrso, appartengono linguisticamente al gruppo dei dialetti italiani e non sono dunque a rigore linguisticamente ascrivibili alla lingua sarda se non geograficamente e per varie influenze lessicali.
Il gallurese, in modo particolare è particolarmente affine ai dialetti del sud della Corsica e conosciuto dai linguisti col nome di còrso-gallurese.
Ad Alghero è parlato un dialetto della lingua catalana (algherese) mentre nelle isole di San Pietro e di Sant'Antioco è parlato un dialetto di tipo ligure arcaico (tabarchino).
A Isili è inoltre in via di estinzione il gergo di origine zingara dei ramai ambulanti locali (Romaniska);
Sono tutte lingue romanze, derivate dal latino e dai precedenti substrati preistorici e appartenenti alla famiglia delle lingue indo-europee.
Più di un milione e mezzo di Sardi parlano una di queste lingue e, dopo l'italiano, sono le lingue più parlate in Italia.
Nell'ambito delle iniziative per l'ufficializzazione dell'uso della lingua sarda la Regione ha avviato dei progetti denominati LSU (Limba Sarda Unificada) e LSC (Limba Sarda Comuna) al fine di definire e normalizzare trascrizione e grammatica di una lingua unificata che comprenda le caratteristiche comuni delle varianti logudorese, nuorese, e campidanese.
Nell'aprile del 2006, la Limba Sarda Comuna è diventata la lingua ufficiale dell'amministrazione regionale sarda.
Per approfondire, vedi le voci lingua sarda, dialetto sassarese e dialetto gallurese.
La musica tradizionale sarda, sia cantata che strumentale, è una delle più antiche e ricche del Mediterraneo, basti pensare che in un vaso risalente alla cultura di Ozieri - circa 3000 anni a.C. - si documenta un tipico "ballo sardo".
È impossibile sapere quali strumenti musicali suonassero gli artisti di allora insieme alle launeddas, ma presumibilmente si trattava di quello ancora più antico e cioè la voce, con la quale, molto probabilmente, i nuragici si sono esercitati a lungo, visto che sono riusciti ad elaborare un incredibile coro polifonico: i tenores, (su concordu, su tenore, su contrattu o s'aggorropamentu - attualmente tipici dell'area barbaricina) - dimostrando di conoscere bene i principi dell'armonia nella polifonia.
Nel 2005, l' Unesco li ha classificati come patrimonio orale e immateriale dell'Umanità.
Da questo suono indigeno, migliaia di anni fa, ha originato un strumento musicale polifonico unico nel suo genere, le launeddas, formato da tre canne palustri: la più lunga è detta tumbu, alla quale è legata sa mancosa manna, e poi sa mancosedda .
Per poterlo suonare, si utilizza una tecnica di respirazione molto particolare, chiamata respirazione circolare - (espirazione e inspirazione) - grazie alla quale è possibile per il suonatore, fornire fiato senza interruzione per diversi minuti.
Altri strumenti tipici, oltre all'organetto, sono: la serraggia (costituita da una grossa canna, una sacca rigonfia ed una corda tesa che viene sfregata con un archetto di lentischio); su pipiolu (uno zufolo fatto di canna palustre) e su tumbarinu - uno strumento a percussione - di Aidomaggiore e Gavoi.
Per approfondire, vedi la voce launeddas.
Le feste scandiscono da sempre la vita delle comunità isolane ed oggi più che mai, soprattutto con la rivalutazione di molte sagre minori, esse sono legate al desiderio ed alla necessità di riaffermare la propria singolare identità culturale.
In Sardegna, andare per feste, significa immergersi in una cultura antica, alla scoperta di suoni e di armonie sconosciute, di balli ritmici con ricchi costumi tradizionali, di gare poetiche fuori dal tempo, di sfrenate corse di cavalli, di sfilate a cavallo o a piedi, con preziosi e coloratissimi abiti d'altri tempi.
Spesso durano diversi giorni e coinvolgono tutta la comunità; molte volte, per l'occasione, vengono preparati dolci speciali od organizzati banchetti con classiche pietanze tradizionali, a cui tutti possono partecipare.
Per approfondire, vedi la voce Le principali sagre in Sardegna.
(da sviluppare)
La cucina sarda si basa su ingredienti molto semplici, derivati dalla tradizione pastorale e contadina, e dalla tradizione marinara lungo le coste.
E' molto varia e cambia da regione a regione non solo nel nome delle pietanze, ma anche negli ingredienti.
Come antipasti, sono molto apprezzati i prosciutti di cinghiale, le salsiccie di Irgoli e i prosciutti di Aritzo accompagnati da olive e funghi, mentre per i piatti a base di pesce, si possono scegliere vari antipasti di mare.
Primi piatti tipici sono i malloreddus - (gnocchetti di semola conditi con sugo e salsicce); i culurgiones - (fagottini ripieni di ricotta e menta, oppure con un ripieno a base di patata, formaggio fresco e menta) - e i cui ingredienti variano da regione a regione; il pane frattau - (pane carasau bagnato nel brodo, con salsa di pomodoro e uovo in camicia); la suppa cuatta o suppa galluresa - (pane sardo, casu conzeddu (casizzolu), spezie, pecorino), il tutto ammorbidito con brodo e cucinato al forno); sa fregula - minestra di brodo di carne, con pasta di semola lavorata a piccoli grumi, come il cus-cus.
Per approfondire, vedi la voce Cucina tradizionale sarda
Legata a particolari ricorrenze, la lavorazione del pane e la preparazione dei dolci, in certe regioni dell'Isola può diventare un'arte.
Gli ingredienti sono semplici e vanno dalla farina di grano duro, alle mandorle ed al miele.
A gennaio, per i falò di Sant'Antonio, vengono preparate sas Cozzuleddas, sos Pirighitos e su Pistiddu (una focaccia molto decorata con un ripieno di buccia d'arancia, miele e vino cotto), a secondo delle regioni.
Per carvevale si preparano sas Frisolas (li Frisgioni in sassarese) e sas Cattas (Zippulas in campidanese), che sono delle fritelle dolci.
Per la festa di San Marco sono tipici i pani votivi artistici, gialli per la presenza dello zafferano, decorati con delle particolari fantasie floreali che sono delle vere e proprie effimere opere d'arte.
A Nuoro per la Pasqua si pbeparano sas pizzinnas de ovu, figure antropomorfe fatte con la pasta dolce e decorati con un uovo, simbolo di fecondità.
Un altro dolce tipico del periodo pasquale sono sas Casadinas (Pardulas in campidanese, fatte con formaggio (sa Pischedda) aromatizzato con finocchio selvatico e buccia d'arancio.
Per Ognissanti, il dolce caratteristico è il pane e'sapa, preparato con vino cotto, mandorle e noci e poi tutta una varietà di Papassinos, da quelli semplici a quelli con la glassa.
Da non dimenticare il tipico torrone di Tonara e gli altri dolci, conosciuti anche nel continente come sas Sebadas (Seadas a secondo delle regioni) e sos Rujolos, preparati con Casizzolu e miele.
Molto variegati sono i dolci per i matrimoni che vanno dai Gattò, a sos Coros, a s'Aranzada, sas Urigliettas, sos Sospiros, sas Tiriccas, sos Amarettos....
La Sardegna, grazie alla sua atavica tradizione pastorale, offre la più vasta produzione di formaggi pecorini d'Europa.
Sono esportati ed apprezzati ovunque, ma soprattutto in Nord America.
Vi si trovano i canestrati (pecorini stagionati in cesti di vimini); le Paste di pecorino (simili alle creme di formaggio); la Frue (antenata della Feta greca), i pecorini a pasta molle - (Friscu) - e quelli a pasta dura (DOP); su Brotzu (Brocciu nelle Gallure), ricotta di antichissima tradizione, (ottime quelle stagionate su legni aromatici); su Gioddu, una sorta di yogurt di pecora (molto buono con miele amaro); su Casizzolu (o casu conzeddu) fatto con latte vaccino, buonissimo se mangiato alla sarda (sulla brace, con legna di macchia mediterranea e bacche di mirto).P
er approfondire, vedi la voce Formaggi sardi.
Da sempre la Sardegna è stata considerata un vigneto in mezzo al mare. Alcune ricerche archeologiche hanno evidenziato come già al tempo della civiltà nuragica si coltivava la vite, e si produceva vino.
Tale tradizione e continuata con i Romani e poi, attraverso le varie occupazioni straniere, si è ancora arricchita.
Tra i vini rossi, il Cannonau è il più importante insieme alla Monica, al Carignano, al Turriga, mentre tra i bianchi i più rinomati sono il Vermentino di Gallura (DOCG), la Malvasia di Bosa, il Nasco, il Torbato, il Nuragus, il Moscato, l'Angialis, senza dimenticcare la tipica Vernaccia.
Vista la lunga tradizione, molti vini sono D.O.C., come il Cannonau, e variano di gusto e di gradazione a secondo delle regioni un cui viene prodotto: quello di Jerzu è uno dei più conosciuti.
Il liquore di Mirto (sia bianco che rosso) è molto conosciuto insieme alla fortissima grappa filu e' ferru ed al Villacidro.
Per approfondire, vedi la voce Vini della Sardegna.
La Sardegna è, per estensione, la terza regione italiana e la seconda isola del Mediterraneo.
Per la varietà dei suoi ecosistemi è da molti considerata come un micro-continente costituito da un alternarsi di paesaggi montuosi e di foreste, di zone completamente disabitate, di lagune, di corsi d'acqua tumultuosi, di lunghissime spiagge sabbiose e di falesie a strapiombo sul mare.
Gruppi rocciosi calcarei, popolati da ginepri contorti, si possono ammirare nel Supramonte e nel Monte Albo.
Le rocce frastagliate e affilate, le doline, le voragini, le arcate pittoresche e le guglie, fanno di questi posti le "Dolomiti sarde".
Complessivamente le formazioni calcaree formano il 10% della superficie dell'Isola e sono interessate da particolari fenomeni carsici che formano grotte, voragini con laghetti sotterranei e sorgenti carsiche, come quelle de Su Gologone di Oliena.
Le grotte più famose sono quelle litoranee del Bue Marino, a Cala Gonone e quelle di Nettuno ad Alghero nel cui interno si trova uno dei più grandi laghi sotterrani d' Europa.
Molto belle sono pure quelle di Is Zuddas a Santadi, Su Mannu a Fluminimaggiore, quella di San Giovanni a Domusnovas, Su Marmuri a Ulassai e la voragine di Ispinigoli vicino a Dorgali.
Numerose poi sono quelle sommerse, tra le quali, una delle più famose, la Grotta del Nereo, proprio sotto il promontorio di Capo Caccia, dove si possono ammirare intere pareti di roccia ricoperte di corallo rosso.
Più di 600.000 ha. di territorio sardo è sotto protezione ambientale.
Anche se con qualche difficoltà per quanto riguarda il Parco Nazionale del Gennargentu, sono sotto tutela alcuni dei più affascinanti tratti della costa sarda: dalla Maddalena all' Asinara, dalla penisola del Sinis a Capo Carbonara.
Immerse in questo ambiente in gran parte incontaminato, che ospita un paesaggio botanico e faunistico con specie uniche al mondo, si trovano poi le vestigia del periodo nuragico, fenicio-punico e romano: la Regione Autonoma della Sardegna, per conservare e valorizzare questo patrimonio unico, con la legge n. 31 del 7/06/1989, ha definito le aree protette sottoposte a tutela che si trovano sull'isola, complessivamente si contano:
Per approfondire, vedi la voce Parchi e riserve naturali in Sardegna.
La Sardegna è un'isola montuosa ma senza grandi vette: i rilievi più alti sono quelli del Gennargentu, con Punta La Marmora a quota 1.834 m.
Altri picchi arrotondati e modellati dall'azione del vento e degli agenti atmosferici, sono caratteristici delle montagne di granito del Monte Linas, del Limbara e dell' Ortobene di Nuoro.
Altrettanto spettacolari sono le montagne calcaree del Monte Albo e del Supramonte dove tra calcari bianchissimi e ginepri secolari, si trova una delle gole più spettacolari d'Europa, con pareti alte fino a 300 metri: l'orrido di Su Gorropu.
Le montagne sono ricche di fauna selvatica e l'emblema di esse è il muflone, perfettamente adattato a questi ambienti così come l'aquila reale, il cervo sardo ed il daino.
Numerosissimi sono i cinghiali, così come lepri e gatti selvatici, la martora, la donnola, il tasso.
Un tempo erano presenti il grifone, l' avvoltoio monaco ed il gipeto, ma di questi è sopravvissuto solamente il grifone, del quale esistono un centinaio di esemplari, gli unici rimasti allo stato naturale su tutto il terrritorio italiano.
Le pianure sono quelle del Campidano di Cagliari e di Oristano, la valle del Tirso, gli altopiani di Campeda e di Chilivani, la piana della Nurra al nord e di Orosei sulla costa orientale.
L'uso della pianura è prevalentemente agricolo nel sud e pastorale al nord. I grandi pascoli bradi, ricoperti anche da vegetazione cespugliosa, sono ricchi di tante specie selvatiche.
Vi si possono trovare pernici rosse, gruccioni, upupe, pivieri, pavoncelle, galline prataiole, gli aironi e numerosi rapaci come il gheppio, la poiana e le albanelle, il falco pellegrino, la varietà sarda dell' astore.
Lungo tutto il perimetro dell'isola, dove le pianure sfociano sul mare, sono distribuiti stagni e lagune: circa 12.000 ettari di zone umide pari al 10% di tutto il patrimonio nazionale.
Sono aree ad alta produttività naturale ed ancora oggi utilizzate dall'uomo per la pesca; quelle di maggiore importanza naturalistica sono protette da convenzioni internazionali.
Sono il paradiso del birdwatching, specialmente d'inverno e in primavera.
Nonostante la ricchezza di zone umide, l'unico lago naturale è quello di Baratz, nei pressi dell' Argentiera, dove l'ambiente lacustre ospita varie specie di uccelli acquatici e sulle cui rive nidifica il gruccione.
Lo spettacolo di migliaia di fenicoteri negli stagni di Sale e'Porcus, nel Sinis o negli stagni di Cagliari, è indimenticabile.
Assieme al fenicottero, un altro simbolo della fauna sarda è il pollo sultano: nell' Italia continentale è una specie molto rara mentre in Sardegna si riproduce anche nei canneti di piccoli stagni.
Ampie distese di territorio sono appena sfiorate dalla presenza dall'uomo e contengono una elevata diversità di flora e di fauna, nonchè un alto numero di endemismi.
Molte piante, grazie all'isolamento dovuto all'insularità, hanno sviluppato nel tempo caratteristiche uniche.
Gli endemismi botanici sono oltre 220 (il 10% di tutta la flora sarda) ed alcuni sono delle vere rarità: solamente per le orchidee selvatiche, di cui l'isola è ricchissima, 50 - delle 120 specie presenti sul territorio italiano - sono in Sardegna.
Assolutamente unici sono il cavallino selvatico della Giara di Gesturi e l' asinello bianco dell' Asinara.
Dei 2.400 Km di costa, solo il 24% è formato da litorali sabbiosi, altrimenti è un continuo alternarsi di spiagge, costoni, calette, scogliere e falesie, molte delle quali ancora incontaminate.
Generalmente la costa rocciosa è in larga parte alta sul mare ed è circondata da una grande quantità di piccole isole, per lo più deserte.
Quelle di dimensioni maggiori sono più di 160, principalmente concentrate nell' arcipelago della Maddalena (più di 54) e nella zona di San Pietro e Sant'Antioco.
Le zone costiere e le isole hanno flora e fauna molto particolari ed esclusive.
Sulle pareti rocciose fioriscono il garofanino, varie specie del genere limonium, la centaurea horrida, e la filiformis.
La palma nana cresce insieme alle altre piante della macchia mediterranea e nei litorali sabbiosi fiorisce il giglio di mare, la violaciocca di mare, l' armeria ed il ginepro fenicio.
L'aspetto faunistico più importante sono gli uccelli marini: il marangone dal ciuffo forma colonie di centinaia di unità.
Il gabbiano corso, uno degli uccelli più rari del mondo, esclusivo del Mediterraneo; si trovano anche le sterne, i fraticelli, i cavalieri d'Italia e nidificano a migliaia le procellarie.
La straordinaria limpidezza dell'acqua è la prima qualità che distingue il mare della Sardegna dalla maggior parte del Mediterraneo.
La maggior quantità di luce che raggiunge il fondale consente alla posidonia di crescere ben più profonda che il suo limite naturale.
Proprio le posidonie sono il primo indicatore della buona salute di questo mare.
L'enorme polmone verde produce ossigeno ed ospita un'infinità di forme di vita che crescono e si riproducono nelle immense praterie del fondo.
I paesaggi sommersi sono molto complessi e ricchi di colori: richiamando sull'Isola schiere di appassionati di immersioni subacque, per ammirare, in ambienti straordinari, cernie, dentici, riciole, oppure coloratissime specie di gorgonie, di anemoni gioiello, di spugne, di gialle margherite di mare, o restare stupefatti davanti a intere pareti ricoperte di corallo rosso.
I metalli, l'agricoltura e la pastorizia furono nell'antichità le tre principali risorse che portarono l'Isola al centro di intensi traffici commerciali.
Prima l'ossidiana, poi l'argento, lo zinco e il rame sono stati per molto tempo una vera ricchezza per la Sardegna.
Dopo il secolare sfruttamento, attualmente, le prospettive per le miniere sarde, sono molto limitate e quelle regioni, il Sulcis-Inglesiente) si stanno convertendo sempre di più al turismo.
Ed infatti, oltre al commercio ed al pubblico impiego, l'attività trainante dell'economia è il turismo, sviluppatosi inizialmente lungo le coste settentrionali e orientali dell'isola.
Il terziario è il settore che occupa il maggior numero di addetti, seguono gli altri settori nelle seguenti percentuali:
Grazie al clima mite, caratterizzato da scarse precipitazioni concentrate nei mesi invernali, e grazie ai paesaggi incontaminati, alla purezza della acque marine, all'interesse storico archeologico di tante località, la Sardegna è motivo di grande richiamo e attira ogni anno un gran numero di vacanzieri.
Palau, Santa Teresa, Porto Cervo, Olbia, La Maddalena, Alghero, Porto Rotondo, Villasimius, San Teodoro, Dorgali, Stintino, Costa Smeralda, sono rinomate località di fama internazionale.
Ovunque, lungo la costa ma anche sulle isole, sono sorti villaggi turistici e alberghi esclusivi.
Si iniziò a costruirli nei primi anni Sessanta, in Costa Smeralda : nacque così Porto Cervo con il porto, le prime ville, seguirono poi Porto Rotondo, Ramazzino, Cala di Volpe, Porto Raphael.
Sin dagli inizi si caratterizzò principalmente come turismo di lusso, basato sulla qualità degli spazi abitati, di quelli urbani e sulla qualità indiscussa dell'ambiente circostante.
In questi ultimi anni però, pian piano si sta diversificando: non solo mare turchese e spiagge bianchissime, ma anche varietà dell'offerta che va dall'archeologia, alla storia, all'arte e a tutte le attività che portano a contatto con l'ambiente naturale.
Ormai si parla sempre più di turismo subacqueo, di golf, di turismo equestre, di escursionismo, di birdwatching, di vela, di agriturismo, attività che si possono praticare quasi tutto l'anno.
Per approfondire, vedi la voce Destinazioni turistiche in Sardegna.
L'agricoltura sarda è oggi legata a produzioni specializzate come quelle vinicole e quelle del carciofo, unico prodotto agricolo di esportazione.
Le bonifiche e l' irrigazione hanno permesso di estendere comunque le coltura e di introdurre alcune coltivazioni specializzate quali ortaggi, primizie e frutta, accanto a quelle tradizionali dell'ulivo e della vite che prosperano nelle zone collinose.
La piana del Campidano produce frumento, orzo e avena della quale è una delle principali produttrici italiane.
Tra gli ortaggi, oltre ai carciofi, primeggiano e sono di un certo peso la produzione di barbabietole e di arance.
Il patrimonio boschivo è stato sostanzialmente smantellato dai pisani e genovesi, ed è oggi sostanzialmente limitato alla quercia da sughero che cresce spontanea, favorita dall'aridità del terreno, e la maggior parte del sughero italiano viene prodotto in Sardegna.
Per secolare tradizione, la percentuale degli addetti alle attività primarie è alta e l' allevamento rappresenta una fonte di reddito molto importante.
Attualmente nell'isola si trova circa un terzo dell'intero patrimonio ovino e caprino italiano: oltre alla carne, dal latte ricavato si produce una grande varietà di formaggi, basti pensare che la metà del latte ovino prodotto in Italia viene dalla Sardegna e viene in gran parte lavorato dalle cooperative dei pastori e da piccole industrie.
Resa insicura - nel passato - a causa delle frequenti scorrerie saracene, la pesca è oggi un'attività che i Sardi stanno riscoprendo sempre di più, vista la pescosità di alcune zone marine e le lunghissime coste dell'Isola.
E' molto attiva a Cagliari, ad Alghero e nelle coste del Sulcis: da queste zone proviene, infatti, la maggior parte del pescato sardo.
Tale attività ha una certa rilevanza anche in Gallura, e soprattutto nell’Oristanese, dove i pescatori lavorano nei vasti stagni e nelle peschiere e dove si pescano in grandi quantità anguille e cefali.
Ottima e anche la produzione di mitili, specialmente ad Olbia.
Di antica tradizione e mai abbandonate, nonostante la rarefazione del tonno, sono ancora molto importanti le tonnare di Carloforte e Portoscuso: i tonni pescati sono esportati in tutto il mondo, soprattutto Giappone.
Nelle zone di Alghero e di Santa Teresa è praticata la raccolta del corallo.
Intorno a Cagliari e a Porto Torres, sorgono grandi complessi petrolchimici con raffinerie per la lavorazione del greggio che si collocano tra le maggiori d'Europa.
Nell' Ogliastra e nel Nuorese si trovano stabilimenti specializzati nella produzione di fibbre tessili sintetiche e industrie della carta (Arbatax).
Di portata modesta sono invece le industrie manifatturiere.
L'energia viene prodotta, in misura anche superiore al fabbisogno, da centrali idroelettriche alimentate dai bacini che raccolgono le acque dei fiumi, e da centrali termoelettriche alimentate da carbone di importazione estera.
L'artigianato tradizionale sardo è un insieme di arti popolari estremamente vario, sviluppato in campi molto diversi, ricco di gusto è molto originale.
Alcune di queste forme artistiche sono di origine molto antica ed hanno subito l'influenza delle diverse culture che hanno segnato la storia dell'Isola.
La ceramica è diffusa in diverse zone, ma i maestri più noti operano ad Assemini, Decimomannu, Dorgali, Oristano, Pabillonis, Siniscola, Villaputzu.
La tessitura in lana, cotone e lino di tappeti, arazzi, cuscini e tende, è in larga parte ancora praticata a mano con telai di concezione molto antica, ma molte delle produzioni meccanizzate conservano le caratteristiche della tradizione.
Le più famose sono quelle di Bonorva, Dorgali, Nule, Nuoro, Osilo, Samugheo, Sarule, Sedilo e Tonara.
I lavori tradizionali di oreficeria, dal gusto molto raffinato, sono in filigrana.
Gli orafi e gli argentieri più apprezzati sono quelli di Bosa, Iglesias, Oristano, Nuoro, Sassari, Sinnai ed Oliena nota anche per la produzione di scialli neri, con ricami in colori vivaci e fili d'oro e d'argento.
Ad Alghero, insieme alle produzioni in filigrana, viene lavorato anche il corallo.
Anche la lavorazione del legno è caratterizzata da prodotti molto originali e tipicamente sardi come le cassapanche intagliate, le sedie impagliate di Assemini, le mammuthones ossia le maschere, tradizionali di Mamoiada e Ottana, le produzioni in sughero di Calangianus.
A Castelsardo, Ollolai, Olzai, San Vero Milis, Tinnura e Sinnai, l'artigianato più tipico è la lavorazione di cestini, in fibre vegetali.
La Sardegna è la regione italiana dove il sottosuolo è il più ricco di minerali.
Conosciuti sin dall'antichità, alcuni centri minerari erano sfruttati per l'estrazione di piombo, zinco, rame e argento, (la galena argentifera conteneva fino a 10 Kg d'argento per tonnellata di minerale).
A partire dal 1800, furono aperte miniere di carbone, antimonio e bauxite: i giacimenti più importanti si trovano nell'Iglesiente, nel Sulcis, nel Sarrabus e nella Nurra, nella zona dell' Argentiera.
Attualmente l'attivita estrattiva sta attraversando un periodo di grave crisi e molte miniere sono state chiuse perchè poco competitive: l'economia dell' Iglesiente si stà legando non più alle miniere, ma al turismo ed allo sviluppo del Parco Archeologico Minerario, sotto il patrocinio dell' Unesco, con la salvaguardia del patrimonio storico e architettonico delle miniere e utilizzando la bellezza incontaminata delle sue coste come sua altra grande risorsa.
Per approfondire, vedi la voce Storia mineraria della Sardegna.
Nonostante una civilizzazione plurimillenaria ed una popolazione residente quasi triplicatasi negli ultimi 140 anni, la Sardegna è una delle poche regioni europee in cui un'economia moderna e diversificata convive ad un ecosistema ancora intatto, se non vergine per larga parte del territorio.
Questo demograficamente ha sostanzialmente una sola causa principale: la bassissima densità abitativa, pari a 66 ab./km².
Il milione e seicentomila sardi risiede infatti nella seconda isola del mediterraneo per estensione, fatto che consegna il loro territorio al terzultimo posto per la densità fra le regioni italiane, preceduta solo dalla Valle d'Aosta con 37 ab./ km² e dalla Basilicata con 60 ab./km².
Inoltre questa densità si ritrova equamente distribuita fra le provincie che presentano tutte valori simili (42 88 70 30 40 55 76 ab./ km²) tranne nel caso della Provincia di Cagliari che tocca i 119 ab./ km², dato comunque sempre sensibilimente inferiore alla densità media italiana ( 194 ab./km² ).
Per approfondire, vedi la voce Demografia della Sardegna.
(da sviluppare)
Per approfondire, vedi la voce
I flussi migratori in Sardegna.
(da sviluppare)
In Sardegna si può arrivare sia in aereo che in nave, con l'auto al seguito oppure no.
Visto il richiamo esercitato dall' Isola sui turisti, soprattutto nei mesi estivi, è sempre meglio prenotare, mentre nei periodi di bassa stagione,se può essere difficile trovare posti in aereo, sui traghetti c'è sempre.
Per via nave è collegata con i porti di Civitavecchia, Genova, Livorno, La Spezia, Piombino, Napoli, Trapani, Tolone, Marsiglia.
In estate aumentano il numero delle corse ed entrano in funzione anche traghetti veloci che compiono il tragitto in quattro ore circa.
I porti di arrivo sono: Cagliari, Arbatax, Olbia, Golfo Aranci, Porto Torres.
Aeroporti si trovavano a Cagliari (Elmas), Alghero (Fertilia) e Olbia (Costa Smeralda).
In estate alcuni collegamenti avvengono anche con Tortolì
La rete stradale è abbastanza sviluppata e si sta ampliando ulteriormente.
Una superstrada attraversa l'Isola collegando Cagliari, Oristano, Sassari, Porto Torres, Olbia, San Teodoro, Siniscola, Nuoro, Macomer: da essa si diramano strade secondarie che collegano tutte le altre città.
La rete ferroviaria, costruita sul finire del XIX secolo, si sviluppa per 600 Km e si limita a congiungere le città principali e i porti.
Può essere comunque un modo particolare per visitare alcune zone interne dell'isola tramite il Trenino verde, che penetra in aree assolutamente prive di strade e altrimenti irraggiungibili.
E' un viaggiare d'altri tempi, sia per la velocità, sia per i percorsi che attraversano zone impervie e incontaminate nell'interno dell'Isola.
Alcuni trenini sono mossi da locomotive a vapore, dei veri pezzi di antiquariato, perfettamente funzionanti.
I principali percorsi sono: Cagliari - Mandas; Arbatax - Mandas; Sadali - Arbatax; Isili - Sorgono; Palau - Tempio Pausania: Macomer - Bosa.
I paesaggi sono mozzafiato e si scopre una Sardegna quale mai si potrebbe immaginare.
La Sardegna è una delle cinque regioni autonome a statuto speciale d'Italia.
La Sardegna è l'unica Regione d'Italia (assieme al Veneto) ai cui abitanti il Parlamento Italiano riconosce ufficialmente la dicitura di «popolo».
Per approfondire, vedi la voce Le nuove province sarde.
In Sardegna ci sono diversi gruppi politici indipendentisti: i più famosi sono l'Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna e Sardigna Natzione.
Da citare i due partiti autonomisti Partito Sardo d'Azione e Progetto Sardegna (cui fondatore è Renato Soru, presidente della Regione Sardegna dal 2003), alleato con l'Unione alle Provinciali del 2005.
Per approfondire, vedi le voci Nativi della Sardegna e Presidenti della Sardegna
(Curiosità: se sei interessato, leggi e collabora alla Wikipedia in sardo)
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Italia | Province della regione Sardegna |
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| Cagliari | Carbonia-Iglesias | Medio Campidano | Nuoro | Ogliastra | Olbia-Tempio | Oristano | Sassari | ||